Coppia sulla spiaggia
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  • Beatrice Collini

La Majella meraviglia d’Abruzzo dal volto femminile

Aggiornamento: 1 apr

Per le genti d’Abruzzo la Majella è madre accogliente, forte e gentile, simbolo femminile della Regione e della fertilità della terra. È leggenda che confina con la mitologia greca. È una storia che si perde nella notte dei tempi.



 



Cosa c’entra la mitologia greca con l’Abruzzo?

La meraviglia dell’Abruzzo è anche un’emozionate e antica leggenda ambientata sulle sue montagne.


La storia della nascita della Majella


Si narra che dopo una feroce battaglia combattuta nella Frigia, terra che si trova nell’attuale Turchia, fu ferito gravemente Ermes, figlio di Zeus e della più affascinate delle Pleiadi, Maia. Questi dopo una notte di viaggio nell’Adriatico trovarono rifugio tra gli aspri monti d’Abruzzo.





Gli antichi oracoli suggerirono a Maia di approdare in una terra aspra e sconosciuta, al di là del mare dove nascevano fili d’erba miracolosi in grado di guarire le ferite mortali riportate dal gigante Ermes in battaglia.


I due sbarcarono sulle spiagge della città di Ortona, da lì con la forza gentile di una madre amorevole, Maia prese in braccio il figlio per raggiungere le vette di un “grande sasso” dove cresceva l’erba curativa. Tuttavia in quel periodo la montagna era tutta avvolta dalla rigida neve invernale e Maia non riuscì a trovare le erbe. La sua fu una ricerca spasmodica e disperata ma il figlio Ermes morì nella caverna che gli diede rifugio ai piedi del Gran Sasso.




La madre angosciata e disperata, pianse tutte le lacrime che aveva in corpo, seppellì il corpo del figlio sopra quella vetta che gli aveva dato rifugio e iniziò a vagare su quei freddi monti.


Una mattina, all’alba di un giorno di sole aprì gli occhi e vide difronte a lei quel viso imponente e bellissimo di suo figlio che sembrava addormentato su quel monte e il suo corpo avvolto da una soffice coperta bianca, con questa immagine nel cuore morì sulla valle opposta a quella dove giaceva il figlio.



 

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Le sorelle trovarono Maia riversa su sé stessa con lo sguardo rivolto verso il mare, la vestirono con ricchissime vesti, gemme, oro e ghirlande di fiori colorati e la seppellirono.


Da quel giorno quella montagna prese le sembianze di una donna bellissima e addormentata, venerata dai pastori che quotidianamente portavano in dono erbe aromatiche e, venne chiamata Majella in suo onore.





Ancora oggi in Abruzzo si possono riconoscere le forme sinuose della bella addormentata e, alcuni pastori dicono che nelle giornate ventose, dall’alba fino al tramonto, si può sentire il suono di un pianto cristallino e sommerso, il pianto di una madre che soffre, l’amaro dolore di una donna forte e tenace che con lo sguardo rivolto verso l’orizzonte accoglie le genti che gli portano conforto e con le sue lacrime continua a donare fertilità a questa terra.



 


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